Fra Jacopo da Torrita
FRA JACOPO da TORRITA

Fra' Jacopo È certamente il personaggio più illustre e celebre di Torrita. Francescano, restauratore dell'arte del mosaico nel XIII secolo ed anche pittore. Non esistono prove che Torrita gli abbia dato i natali ma antica è la tradizione che lo afferma. Viene ricordato dalla via che porta alla Collegiata e da un medaglione nella sala del Consiglio Comunale dove è ritratto come un bel frate gioviale.
Nella "Enciclopedia del Cristianesimo" edita nel 1947, a proposito di fra Jacopo si legge: "Jacopo da Torrita prese il nome dal paese natale '. Va ricordato per le sue opere della fine del XIII secolo ed in particolare per i mosaici mariani in Santa Maria Maggiore a Roma, dove nell'abside sono stati da lui compiuti lavori di restauro con proprie modifiche. Altre sue testimonianze sono i vari tondi dipinti nella seconda crociera della Basilica Superiore di Assisi.
Ghino di Tacco Nacque a Torrita dalla famiglia Cacciaconti Monacheschi Pecorai, una delle famiglie dei grandi di Siena. Il padre Tacco assieme ai suoi due figli, Ghino e Turino, commetteva furti e rapine ed aveva anche appiccato il fuoco al castello di Torrita ; fu condannato per aver ferito gravemente Jacopino da Guardavalle. Il Comune di Siena combatté molto contro Tacco ed alla fine lo catturò assieme al figlio minore Turino, giustiziandoli nella piazza del Campo. Ghino fu invece espulso dal contado senese e si rifugiò, a Radicofani, punto di collegamento tra il dominio Pontificio e lo Stato di Siena. Volle poi punire il giustiziere del padre e così andò a Roma al comando di quattrocento uomini, entrò in tribunale e tagliò la testa a Benincasa di Arezzo, infilandola sulla picca; tornò quindi a Radicofani dove cominciò ad esercitare ampiamente l'"arte della rapina".
Era però un gentiluomo che prima di estorcere si informava sui reali possedimenti della propria vittima, lasciandole sempre di che vivere; era persona generosa con i poveri e gli studenti. Memorabile il trattamento riservato all'abate di Clunj, catturato mentre si recava alle acque termali di San Casciano dei Bagni per curare un mal di stomaco. L'abate venne rinchiuso e nutrito con pane e fave secche che gli guarirono prodigiosamente il male; riconoscente l'abate intercesse presso il papa Bonifacio VIII ai fini di una riconciliazione con Ghino. Il Papa si convinse e lo nominò Cavaliere di S.Giovanni e Friere dell'ospedale di Santo Spirito, titolo che annetteva una vasta commenda. Il luogo della morte è incerto, alcuni dicono Roma, Benvenuto da Imola lo vuole assassinato a Sinalunga. Lapide con stemma della famiglia Pecorai e scritta tratta dalla Divina Commedia (Purg. VI 13,14) (facciata del Palazzo Comunale)





























