la storia del tamburello a torrita
Storia del tamburello a Torrita

Siena, Palazzo Comunale, Sala del Mappamondo: Lippo Vanni "La battaglia della Valdichiana" (castello di Torrita, part.)
Il gioco del tamburello a Torrita è iniziato quando è cessato lo sport della palla a bracciale, alla fine della prima guerra mondiale. E’ probabile che i giovani aspiranti giocatori si esercitassero con delle mestole, vale a dire delle tavolette di legno (simili agli attuali racchettoni da spiaggia) con l’ausilio di palle rudimentali realizzate con strisce di cimosa (= ritagli di stoffa arrotolati a formare una sfera) o, nel migliore dei casi, con la gomma delle camere d’aria.
I tamburelli costavano molto. La loro fabbricazione infatti prevedeva materiali come la pelle animale (d’asino o di cavallo) che serviva a rivestire un cerchio di legno.
La tradizione del bracciale si tramandò, mutandosi, con il gioco del tamburello. Torrita è uno di quei paesi in cui la disciplina tamburellistica non nacque dal nulla, ma si sviluppò da quella più antica -ben radicata- del gioco del bracciale. Torrita difatti dette i natali a campioni nazionali di bracciale: Massai Alessandro, Pascucci Amedeo (Torrita,1885 - Milano, 1970), Pasquini Achille, Pelosi Liberale ( Torrita-Oppiacchiasella ? 1916).
Amedeo Pascucci (Torrita 1885 - Milano 1970)
Lo sport del bracciale si giocava nel campo preposto a tale scopo, che riprendeva appunto il nome di “Gioco del Pallone”. Questo spazio ancora esiste e come in molti paesi toscani si trova in un luogo adiacente la cinta muraria dell’antico castello.
Cessata la disciplina del bracciale, la cui tecnica prevedeva l’ausilio e l’appoggio del muro, lo spazio denominato “Gioco del Pallone” fu impiegato dai tamburellisti torritesi.
Dalle testimonianze della prima metà del secolo scorso, pare che i più giovani aspiranti tamburellisti, affascinati dai loro beniamini più adulti, andassero a raccattare le palle uscite dal rettangolo di gioco con la speranza di poter soltanto impugnare un tamburello al termine degli allenamenti. E’ molto curioso e in parte inconcepibile constatare come i giovani siano cambiati col mutare della società. Nell’attuale società del benessere, in cui non si da più il giusto valore agli oggetti e dove si sono persi certi principi (necessari anche nello sport), quei giovani ansiosi di impugnare il tamburello senza neanche la possibilità di colpire la palla (tanto prezioso e costoso era lo strumento di gioco) ci paiono degli extraterrestri. In realtà queste testimonianze sottolineano la genuinità di questa meravigliosa disciplina.
E’ bene sapere che intorno agli anni trenta del 900’ non si effettuavano campionati (serie A,B,C,D) ma soltanto tornei. All’epoca i ragazzi torritesi, che avessero voluto praticare uno sport, avevano come unico luogo proprio il Gioco del Pallone.
Tutti i torritesi, con risultati più o meno buoni, praticavano il nostro sport. Molti di questi andarono anche a rinforzare squadre come Arezzo, Firenze, Genova o Prato.






























