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Il sito archeologico di Pantani Le Gore

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Il sito archeologico di Pantani-Le Gore

 

Direzione scientifica: Dott.ssa Cynthia Mascione, Università degli Studi di Siena

 

Concessione di scavo e finanziamento: Comune di Torrita di Siena

 

Organizzazione logistica: Circolo Culturale fra Jacopo da Torrita

 

Il sito


Inquadramento topografico e storico

Le ricerche in corrispondenza del sito di Pantani-Le Gore, posto immediatamente a nord di Torrita di Siena, sono state condotte  dal  Dipartimento di Archeologia di Siena, con il patrocinio del Comune di Torrita, dal 1994 al 1999. A conclusione dei lavori sul campo è stata allestita nei locali della Biblioteca Comunale una mostra (giugno - settembre 2000) tesa ad illustrare la ricerca svolta con pannelli didattici ed esposizione di materiali.

Il sito è stato segnalato all’attenzione delle autorità competenti dal locale gruppo archeologico “Fra’ Jacopo da Torrita” nel 1978, quando i lavori agricoli portarono in superficie materiali di età romana e tardoantica.

 

Nel 1983 il gruppo archeologico, sotto la direzione del dott. G. Paolucci, effettuò alcuni saggi di scavo che misero in evidenza alcune strutture e tre tombe (di cui due ‘a cappuccina’) prive di corredo.

Una ricostruzione storico-archeologica del territorio è stata infine oggetto di una tesi di laurea discussa dalla dott.ssa S. Casini nel 1991 presso il Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell'Università degli Studi di Siena, dal titolo "Il territorio di Torrita di Siena in età etrusco-romana. La viabilità e gli insediamenti" (relatore prof. G. Pucci).

Le ricerche topografiche e di scavo condotte dal Dipartimento di Archeologia e dal locale gruppo archeologico sono edite nel volume curato dal prof. G. Pucci "La fornace di Umbricio Cordo. L'officina di un ceramista romano e il territorio di Torrita di Siena nell'antichità".

Il sito è posto al margine orientale della Valdichiana, pianura attraversata in antico dal fiume Clanis. Il fiume, secondo la testimonianza di Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, III, 53-55) in età romana era navigabile e confluiva nel Tevere (Strabone, Geographia, V, 3, 7; Silio Italico, De Bello Punico, VIII, 451-452; Tacito, Annales, I, 79) permettendo l'arrivo dei prodotti chianini a Roma. Ancora nel periodo tardo-antico la pianura doveva essere complessivamente fertile, ad eccezione di alcune zone paludose. L'impaludamento della valle iniziò probabilmente in età altomedievale (IX secolo ?) a causa dell'abbandono e della scarsa manutenzione del territorio.

La Valdichiana in antico era attraversata dalla via Cassia il cui impianto, nel tratto fra Clusium (Chiusi) e Florentia (Firenze) fu realizzato nel 123 d. C. dall'imperatore Adriano ed è perciò noto come Cassia Adrianea. Tracciati minori, che ricalcavano probabilmente percorsi viari più antichi, si distaccavano dalla via principale e portavano verso Arretium (Arezzo) e Saena Iulia (Siena).

 

L’interesse per il sito di Pantani-Le Gore nasce dalla possibile identificazione con la statio Manliana, stazione di posta romana collocata dalla Tabula Peutingeriana (carta stradale romana, redatta probabilmente nel III secolo d. C. e pervenutaci in copia di età medievale) lungo una diramazione della Cassia Adrianea che si distaccava dal tracciato principale dopo Clusium, all’altezza di Ad Novas (Acquaviva di Montepulciano) e conduceva attraverso Manliana, ad Mensulas (pieve di Sinalunga, dove tuttora esiste la pieve di S. Pietro a Mensola) e Umbro Flumen (attraversamento dell’Ombrone) a Saena Iulia. Tale percorso è ricordato anche in altri due itinerari: Ravennatis Anonimi Cosmographia (36.13-25) e Guidonis Geographica (51.5-7).

Il computo delle miglia indicate dalla Tabula Peutingeriana (IX miglia tra Chiusi e Ad Novas e quindi VIII per Manliana) porterebbe a collocare la statio nei pressi di Torrita di Siena. L'antico toponimo sembra conservato nel Poggio a Magliano, posto immediatamente a sud-ovest del sito.

Infine in località Pantani viene collocata la prima chiesa di Torrita, la ecclesia Sanctorum Iuliani et Costantii, nota da un giudicato del 715 (L. Schiaparelli, Codice Diplomatico Longobardo, Roma 1929-1933, p.72; A. Maroni, Prime comunità cristiane e strade romane nei territori di Arezzo-Siena-Chiusi, Siena 1973, p.27), i cui resti erano ancora visibili nel 1766 (G. A. Pecci, Memorie storiche politiche, civili e naturali delle Città Terre e Castella che sono state suddite della città di Siena, Siena 1766, p. 410, Archivio di stato di Siena).

 

La strategia di scavo

L'indagine archeologica si è svolta tra il 1994 ed il 1999 secondo un programma concordato in precedenza con il Comune di Torrita di Siena.

Nelle prime due campagne di scavo (1994-1995) lo scavo si è concentrato su due aree contigue (Saggio I e II) in cui sono state individuate più fasi di massicciate con tracce di strutture lignee, ed un'area destinata ad attività artigianali di età tardoantica.

Lo scavo è proseguito nel 1996 e nel 1998 con l'apertura del saggio III, posto immediatamente a nord del saggio II.

In questo settore è stata indagata la parte orientale di un grande edificio che sembra essere la struttura principale e più antica dell'insediamento.

Nel 1999 l'indagine si è conclusa con una campagna di prospezioni elettromagnetiche utili alla comprensione della zona orientale del sito. Sono state aperte quattro trincee in corrispondenza delle maggiori anomalie per verificare la presenza, la natura e la cronologia delle strutture.

 

La nascita dell'insediamento

Negli ultimi decenni del I secolo a.C. nasce il primo nucleo dell'insediamento di Pantani-Le Gore, costituito da un grande edificio con porticato interno e muro perimetrale con contrafforti esterni che indicano la possibile esistenza di un primo piano.

La struttura viene risistemata, senza alterare la planimetria originaria, nel I secolo d.C. e rimane in uso fino agli inizi del II secolo.

L'articolazione degli ambienti rende possibile l'identificazione della struttura con una mansio, ovvero con un edificio simile ad un caravanserraglio in cui i viaggiatori e gli animali da trasporto potevano trovare accoglienza.

In una mansio erano presenti quindi spazi per il ricovero degli animali (stalle o tettoie), magazzini, ma soprattutto ambienti dove i viaggiatori potevano mangiare e bere o passare la notte in camere da letto singole o collettive e bagni per lavarsi (terme).

Purtroppo l'edificio è stato pesantemente saccheggiato nei secoli successivi e la destinazione degli ambienti risulta poco definita.

Mattoni semicircolari per la costruzione di colonne, tessere di mosaico, piccoli mattoni per pavimentazioni "a spina di pesce" e frammenti di tubuli, residui dell'impianto termale, sono stati trovati smontati e riutilizzati nei periodi successivi, quando la struttura aveva evidentemente perso la sua funzione originaria.

 

Nel corso del I secolo d.C. il primo edificio viene affiancato, ad est, da un abitato in cui sono presenti molti punti di fuoco, forse officine per il raffinamento del minerale ferroso e forge. L'abitato esterno è stato indagato archeologicamente solo in minima parte (trincee 1-4) ed è probabilmente più continuo di quanto viene per il momento proposto nella veduta ricostruttiva.

 

Le strutture, come l'edificio principale, sembrano utilizzate almeno fino all'inizio del II secondo secolo d.C., momento in cui sembra verificarsi una contrazione che prelude ad un abbandono che si verifica definitivamente tra la fine del II secolo e gli inizi del III secolo d.C., periodo in cui la frequentazione del villaggio può essere stata soltanto episodica.

 

Il periodo tardoantico

Nei secoli III e IV le strutture sembrano abbandonate e non ci sono oggetti in ceramica che possano testimoniare un'occupazione stabile, mentre continuano ad essere presenti, anche se forse in quantità minore, le monete. Proprio la continua presenza di monete ha suggerito la possibilità che il luogo abbia mantenuto una sua funzione commerciale con mercati stagionali o fiere in cui si svolgeva un piccolo commercio locale di prodotti artigianali e agricoli.

 

Nel V secolo si registra la rioccupazione di parte delle strutture: sono riedificate le abitazioni esterne, due delle quali vengono pavimentate con tegole di recupero.

 

L'edificio principale è rioccupato solo in parte; agli ambienti nell'angolo nord-ovest si aggiungono altri vani ricavati negli spazi porticati che ora vengono chiusi e parcellizzati, operazione che sembra iniziata già precedentemente, fra la  fine II e l'inizio del III secolo d.C. Le strutture abbandonate sono utilizzate come cava di materiale da costruzione, infatti, i nuovi muri sono costruiti con tegolame, tubuli e pietre di recupero, messe in opera a secco ed elevati probabilmente in terra.

Con la rinascita del villaggio viene allestito anche un piazzale formato da una massicciata composta da materiale edilizio e domestico di recupero, sul quale vi è traccia di deboli strutture lignee, forse tettoie, ipoteticamente destinate ad un commercio nuovamente stabile.

Il tenore degli scambi appare sempre più legato a mercati locali o regionali: all'assenza totale di ceramica da mensa di importazione si contrappone l'uso di stoviglie che imitano i più diffusi prototipi di produzione africana.

 

Tra l'insediamento di V secolo e il successivo abitato della prima metà del VI si deve essere verificata una cesura, dai connotati non limpidi, che ha determinato la distruzione totale degli edifici in muratura.

Il villaggio cambia radicalmente connotazione: viene abbandonato definitivamente il grande edificio, che è utilizzato come cava di materiale da costruzione.

Fra le macerie nasce un agglomerato di capanne costituite da un'intelaiatura lignea leggera e da altro materiale deperibile (legno, paglia, canne o forse tende). Una di queste capanne, di forma ellittica, si imposta all'interno di uno degli ambienti del grande edificio.

La configurazione dell'insediamento di VI secolo appare piuttosto variegata ed incentrata sull'allevamento di bovini da lavoro e da riproduzione, sull'artigianato (sono di nuovo attive officine per la lavorazione del metallo) con la commercializzazione dei prodotti. Queste attività assicuravano comunque una discreta circolazione di denaro.

Il villaggio tardoantico sembra quindi ben inserito in una realtà territoriale in cui era di grande importanza la vicinanza ad un asse viario che permettesse la circolazione delle merci.

Alla metà del VI secolo d.C. si verifica l'abbandono definitivo dell'insediamento imputabile in parte alle degradate condizioni ambientali che vedono l'avanzare dell'impaludamento del fiume Chiana e in parte, probabilmente, alla generale instabilità causata dalla guerra greco-gotica (535-555 d.C.).


La mostra

Alle origini di Torrita di Siena

Un villaggio romano e tardoantico

(Torrita di Siena, Biblioteca Comunale, 24 giugno- 24 settembre 2000)

 

Direzione scientifica: Cynthia Mascione

Progetto: Fabio Bardelli, Alessandro Cartocci

Allestimento: FRA - MOR

Restauro dei reperti: Fernanda Cavari (bronzi e monete), Alessandra Pepi (ceramica)

Testi dei pannelli: Maria Aprosio, Paolo Boscato, Stefano Camporeale, Gianfranco Censini, Angelo Finetti, Elisabetta Gliozzo, Cynthia Mascione, Isabella Memmi

 

La mostra archeologica, allestita a Torrita di Siena presso la Biblioteca Comunale nel periodo 24 giugno - 24 settembre 2000,  è stata il risultato delle ricerche effettuate nel sito tra il 1994 ed il 1999.

L'obbiettivo della mostra è stato quello di far luce sul passato di una comunità facendo parlare i materiali rinvenuti.

I materiali esposti hanno accompagnato i visitatori in un percorso temporale e tematico, narrando la  storia del sito.

L'esposizione  è stata articolata  in due sezioni:  una relativa al  villaggio dal I a.C. al IV d.C., l'altra alla ricostruzione degli aspetti di vita dell'abitato in età tardo antica.

All'interno delle due sezioni sono stati individuati percorsi tematici, segnalati da colori diversi:

uno spazio è stato riservato, all'inizio del percorso, a pannelli che avevano lo scopo di aiutare a contestualizzare i materiali: la localizzazione del sito, la storia degli scavi, i metodi d'intervento sul campo ed infine un quadro cronologico.

Nella prima sezione, il villaggio romano, sono stati presentate le ricostruzioni della mansio e dell'abitato ad essa contigua, i materiali da costruzione e gli elementi che hanno permesso di ricostruire l'arredamento.

A questi sono state aggiunte vetrine con  il vasellame impiegato per la mensa dei ricchi e dei poveri. Gli aspetti della vita quotidiana sono stati presentati nei successivi pannelli e vetrine nella quali sono stati esposti unguentari e fibule, a testimonianza di come gli abitanti del territorio indagato si prendessero cura del proprio aspetto, pedine, dadi e stili  per spiegare i divertimenti e le attività  più comuni.

 

La presentazione di alcune monete  ha consentito inoltre di comprendere quale fosse il loro valore e come potessero avvenire le vendite.

La seconda sezione ha riguardato il villaggio tardoantico. Un pannello ha illustrato le attività che il ritrovamento di scorie  ferrose ha permesso di ipotizzare come svolte nel villaggio, un altro come fosse praticato l'allevamento del bestiame, a testimonianza del quale sono stati esposti ossi di suini, capro-ovini, bovini, cavalli, asini e cani.

Per completare il quadro della vita nel villaggio tardo antico sono esposti anche vasellame, un pendaglio e anelli.


Bibliografia di riferimento

G. Pucci, La fornace di Umbricio Cordo. L'officina di un ceramista romano e il territorio di Torrita di Siena nell'antichità, Firenze 1992

F. Cambi - C. Mascione, Ceramiche tardoantiche da Torrita di Siena, in L. Saguì (a cura di), Ceramica in Italia: VI-VII secolo. Atti del Convegno in onore di John W. Hayes, Roma 11-13 maggio 1995. Volume II: Comunicazioni, Firenze 1998, pp. 629-633.

C. Mascione, Alle origini di Torrita di Siena. Un villaggio romano e tardoantico. Guida breve alla mostra archeologica. Torrita di Siena, 24 giugno - 24 settembre 2000, Sinalunga 2000.

Maggiori informazioni su bibliografia e dati di indagine sul sito:

http://www.archeo.unisi.it/Web_Torrita/home_page.htm
 

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