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La battaglia della Valdichiana

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Castello_torrita
Le ragioni del conflitto

Già dal 1280 Siena, per proteggersi dalla ribelle Signoria di Montepulciano alleata con il comune di Perugia, aveva allestito un presidio con uomini e cavalli nel Castello di Torrita.[1].
Agli inizi del secolo XIV,Montepulciano fu di nuovo sottoposta al controllo della città di Siena, mentre Perugia che esercitava una continua pressione militare in tutto il territorio della Val di Chiana si impadronì dei territori di Monte San Savino, Lucignano e Foiano.
Nel 1355 Siena ebbe il Governo dei Dodici. L'incapacità del nuovo governo alimentò la speranza dei Montepulcianesi di riconquistare la desiderata autonomia. Questi,dopo aver distrutto la rocca presidiata dalla guarnigione senese,chiesero di nuovo la protezione della città di Perugia che già dominava i castelli limitrofi. Lo scontro armato tra le due città contendenti,entrambe governate dal partito dei Guelfi,divenne inevitabile.


Prima fase

Nel dicembre del 1357 Cortona ed il suo territorio vennero occupate dalle truppe perugine appartenenti alla fazione popolare dei Raspanti capitanata da Leggieri d' Andreotto.
I Perugini al seguito di Leggieri con 400 cavalieri e numerosi fanti, non riuscendo ad occupare Cortona, si accamparono nei pressi della canova dell'Ossaia, determinati ad assediare la città. Bartolomeo Casali, signore di Cortona, per liberarsi dalla morsa di quell'assedio si alleò con i Senesi, che con un poderoso esercito assoldarono il capitano di ventura Anichino Bongarden che si trovava nel territorio senese al soldo di Barnabò Visconti con il compito di proteggere il governo senese dalla minacciosa espansione del comune di Firenze. Il 18 marzo 1358, Anichino, con 800 cavalieri e 400 fanti ed una brigata di Ungheresi,uniti a milizie senesi comandate dal conte Nolfo d'Urbino, marciarono alla volta di Torrita e dopo averla espugnata, raggiunto l'accampamento perugino ad Ossaia, inseguirono il nemico nel territorio del Chiugi, costringendolo alla fuga nelle colline settentrionali del Trasimeno.


Battaglia finale

Il comune di Perugia, a seguito della cocente sconfitta, dopo un estenuante tentativo di mediazione intrapreso invano dalla città di Firenze , preparò la rivincita stipendiando nuovi mercenari con 800 barbute al seguito di un notevole contingente di milizie cittadine: 6000 fanti e 400 Ungari al comando di Smeduccio da San Severino. Le milizie perugine stazionarono nell'accampamento di Gracciano, mentre quelle senesi si accamparono in Torrita. Il 9 aprile i Perugini inviarono nel campo avverso il guanto di sfida che accettato dal Bongarden, fu respinto dai comandanti senesi, favorevoli al rinvio della battaglia.  Il 10 aprile, 40 cavalieri senesi si decisero ad uscire fuori dalle mura dell'accampamento, ma rimaseo sopraffatti dal nemico e costretti al ripiegamento. Vedendo avanzare il nemico, anche il Bongarden uscì fuori dalle mura,ma i Perugini in numero superiore circondarono i mercenari e catturarono Anichino, provocando la ritirata delle milizie. Successivamente, stimando troppo difficile la presa di Torrita, i Perugini inseguirono Senesi in rotta fino alle porte di Siena. Nella fuga i Senesi persero 400 prigionieri, 49 stendardi e l'insegna imperiale donata da Carlo IV al comune di Siena. I trofei militari riportati in Perugia suscitarono grande gioia nella popolazione che intese gratificare tutti i capitani perugini con il titolo di "Cavaliere" ed in particolare quattro alleati Montepulcianesi che si distinsero particolarmente nella battaglia di Torrita: Giovanni e Gherardo Del Pecora e i nipoti Bertoldo e Corradino, insigniti " Cavalieri " e remunerati con la rendita vitalizia della posta di Valiano. Ancor oggi dalle mensole delle due statue in bronzo (leone guelfo e grifo perugino) che sormontano il portale del palazzo dei Priori di Perugia, ad perpetuam rei memoriam, pendono catene e sbarre tolte alle porte di Siena nella battaglia di Torrita.


Conseguenze

La contesa tra le città di Perugia e Siena si concluse in Firenze nel 1359. Le due città, debilitate dai costi delle battaglie, dalle devastazioni delle milizie mercenarie e dalle loro richieste di ingenti somme di denaro per interrompere i saccheggi, più che animate dalla volontà di pace, dettero esecuzione al lodo già sottoscritto in Arezzo nel 1358, lodo più favorevole ai vinti che ai vincitori, formulato dal vescovo di Torcello, legato pontificio in Romagna. Il lodo stabiliva una limitata autonomia di Montepulciano, mentre Perugia doveva ritirarsi da molti castelli conquistati in Val di Chiana.  All'epoca Siena, città di commercianti e ricchi banchieri, favorita da quel lodo , intendendo espandere la propria influenza politico-economica anche nel territorio cortonese, ordinò subito di costruire a proprie spese presso Torrita un ponte sulla Chiana: Ponte delle Chianacce e di assicurare con fortilizi il passaggio sulla sponda cortonese; passaggio custodito da milizie armate con diritto di percepire pedaggi da dividere con il Signore cortonese Bartolomeo Casali.
Nell'ultimo periodo del secolo XIV, i ponti di legno di Valiano e Torrita facilitarono le scorrerie ed i saccheggi della Compagnia di Ventura di Boldrino da Panicale, comandante generale delle milizie pontificie di Urbano IV. Nel fertile territorio adiacente alla palude della Chiana ricco di messi e foraggi,saccheggi e devastazioni ebbero a ripetersi anche agli inizi del secolo successivo, consumati dall'esercito del re Ladislao di Napoli: Re Guastagrano, che nel 1409, penetrato in Toscana con il favore di papa Gregorio XII, per contrapporsi all'espansione fiorentina si attestò per ben due anni nel territorio della Chiana.


Ladislao di Napoli
«Re Guastagrano»
Dopo la resa della Repubblica di Siena (1555), conseguente alla sconfitta subita nella battaglia di Scannagallo, il suo territorio venne a far parte del Granducato di Toscana. Il Granducato fu diviso in due distinte circoscrizioni amministrative: lo Stato Vecchio, con i possedimenti già appartenuti al precedente dominio mediceo: lo Stato Nuovo, con i possedimenti del territorio senese conquistato, inseriti nel nuovo ordinamento. Con il riassetto amministrativo operato dal Granduca Leopoldo nel 1774, le piccole autonomie comunali di Ciliano, Guardaville e Montefollonico furono incluse nel comune di Torrita.

 

 

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